Mostra nel Museo Histórico dr Arturo Jauretche - agosto 2007
Di Sofía Arden Quin

Il mondo che oggi ci mostra Graciela Ieger può sembrare ovvio e quotidiano.
Ma quando accediamo a questo mondo, tutto è invertito.
Lo inanimato prende vita e le persone diventano oggetti inanimati.
Lei crede che ci mostra un paesaggio esterno.
Ma nulla di queste immagini urbane sono più intime e interne.
I muri, le strade, gli edifici, non ci parlano né di luoghi né di spazi.
Ci parlano di tempo.
Le città non sono luoghi. Sono un linguaggio. Sono esseri che appaiono, con o senza ombra, sono la finitudine.
I muri e gli edifici sono la "infinitudine".
La bellezza intima, strana, che emana misteriosamente da ogni caratteristica, ci commuove.
Ci mette in contatto con tutte le domande.
Non ci sono risposte.
Graciela Ieger ha dato appuntamento a sé stessa. E non è mancata all'incontro.
Nemmeno noi. Noi siamo testimoni e complici.