Mostra “buenos aires x ieger” nel Centro Culturale Borges / luglio 2010
Di Alberto Giúdici

Quando ci si avvicina al mondo di Graciela Ieger, la prima sensazione è di straniamento. Le sue opere più volte ritraggono uno spazio urbano che ci è familiare: la città di Buenos Aires, i suoi punti di riferimento, il centro città, la mitezza di alcuni quartieri non ancora attaccate dal piccone, le sue case basse, le sue vecchie lanterne.
Tuttavia, nonostante la familiarità, opera in noi una distorsione dello sguardo, in parte raggiunto dal vigoroso senso costruttivo, in parte, dal torreggiante trattamento della luce. Le linee in fuga inevitabile, le strade solitarie detenute in un tempo assente, ci avvicinano a certa percezione della pittura metafisica, che nelle opere di Ieger comportano una sottile alterazione del mondo delle apparenze, inteso come il mondo del reale.
Si potrebbe pensare, quindi, che questo mondo riconoscibile è un paesaggio interiore. Un miraggio, una porta aperta a spazi inesplorati della mente. (Ma, l'architettura cittadina, è uno spazio mentale?) Sì, nella misura in cui l'assorbimento del mondo visibile è filtrato attraverso il setaccio di una fine sensibilità artistica.

Allo stesso tempo, l'impronta del grande Edward Hopper transita le sue opere come raffiche di un ricordo. Non si tratta né di citazioni, né di appropriazioni. C'è affinità, empatia. Comunione di esperienze. "Hopper è un grande riferimento, dichiara Ieger. Sento una grande affinità con quei paesaggi urbani di palazzi quieti; silenziosi, nella abilità con la quale lavora le luci e le ombre, nella poesia del quotidiano".

Il tramonto è il tema della sua ultima produzione. La stessa griglia urbana, lo stesso tempo sospeso. Gli spazi, i silenzi, conservano la sua carica malinconia. Ma la luce di qualche semaforo o un flash che ancora permane all'orizzonte tra i tetti, hanno qualcosa di avvolgente. E nonostante le tonalità fredde, c'è un calore vellutato che è come il ritmico respiro di un sogno. La notte illumina un’altra poesia più intima, in Graciela Ieger. Una luce che accarezza le forme.