Mostra nella Galleria Hoy en el Arte. Buenos Aires/ maggio 2013.
Di Ana Aldaburu – “Una dialettica della città”

Strade del centro, angoli di quartiere, magazzini, passanti, pullman,. Chi legge quest’enumerazione penserà immediatamente alla città. E si corrisponde, punto per punto alle opere che Graciela Ieger presenta alla mostra. Ad ogni modo, non saremmo rimasti soddisfatti. Un’ enunciazione così scarsa non può dare conto della poesia con la quale l’ artista offre il suo sguardo sulla città, la sua visione poderosamente realista, la sottigliezza e precisione quasi chirurgiche delle sue viste prospettive, i climi e i celi di quell’azzurro pregnante e gelato, o la notte amabile del quartiere che ci ricorda la maestria di una pittrice fiamminga del secolo XVI che uscendo dal suo interno amato deve avere a che fare con un al di fuori che l’affascina e la inquieta e al quale vuole dar immagine. Però c’è qualcos’altro: un paesaggio urbano, è in genere lo scenario delle azioni umane e quando insorge come pittura implica un’esperienza estetica che somma, a modo suo, componenti etiche. Ieger se affaccia ad un mondo soffocato per la somma di tempi e spazi diversi come se nel corso dei suoi anni come cronista della città e della sua gente, affrontasse ogni qualvolta i suoi eccessi. Come se l’animasse un profondo desiderio di invertire lo caotico contemporaneo e quel desiderio la facesse togliere dalle strade la gente, e a la gente dalle strade. Almeno possiamo fermarci e contemplare e godere senza confusione! Rimane allora della city solamente prospettiva e costruzione, una visione a distanza che si trasmuta in visione lucida. Quei corridoi con arcate, quelle strade con imponenti edifici neoclassici, quei barranchi che sembrano suscitare nella loro nudità l’esperienza che Freud chiamava “l’arcano”, il famigliare che diventa strano. Quest’ “operazione di pulizia”, questo sradicare quello che non ha mai avuto posto o che l’ha perso, converte il paesaggio urbano in un paesaggio fantasmagorico. Rimane insinuato un mondo spettrale dove la traccia dell’umano ha un posto solo nel riflesso di un manichino di una vetrina. Gioco dunque di presenze/assenze suggerito come la propria esperienza cittadina. Gioco dialettico di immagini, centro/quartieri, city/magazzini ,… e gente: i passanti senza il loro contesto, il quartiere senza i vicini, i magazzini delle zone industriali senza operai, il centro senza il ritmo impazzito del mondo mercantile. Di fronte al troppopieno, frammentazione e distanza, una resistenza alla eterogeneità, un profondo desiderio di ordine a costo di silenzio e solitudine. E gli abitanti?, la vita rimane nel movimento di passanti che attraversano la strada – Da dove? Per dove? – catturati nel loro andamento. Con gesto sovrano la artista concede alla città una seconda natura, offrendoci un negativo utopico –uno scenario e non una sceneggiatura -, che demanda la presenza umana per la qualche è stata creata ma che forse non trova in quella spazio per il suo essere. Davanti all’eccesso di città gli spazi urbani di Graciela Ieger reclamano per il nostro passaggio un’altra esperienza, quella che ricorda il detto da Hölderlin: “Pieno di merito ma poeticamente abita l’uomo questo mondo” .